L'Alchimia del verbo

Francesco Maria Tipaldi . blog di poesia contemporanea viennese

dal parco

 

Dall’ermo prato risale il calore

del sonno. Respira la quiete e il canto suo.

L’immagine è ferma ed il vento mescola parole già dette

alla sera di festa (inumidite nell’erba ed evaporate).

E’ difficile dormire quando non hai corpo,

ci riesce spesso chi è stato lontano.

- Ma lontano dove?-

 

Riascoltare gli echi appena svegli, caldi di culla;

- l’erba è solo stoffa bianca pulita -

la luce che esce fuori dalle tende rimane sospesa.

 

 

 

 

I cachi Atto II

Atto II  ( la terra ingoia i suoi figli )

 

Tutta la carne è erba […] T.S.Eliot

 

Tutta la carne è erba

e se l’erba è carne, è di uomini spolpati

Oltre ai cani, persino i barbieri

fanno il pelo più bianco.

Teho: Il tempo ha reso rauco il mio cane

  e bianchi i miei peli più caldi

Il male viene dalla terra, ogni terra

ingoia

 

I cachi li ho visti imbiancare Con la testa nell’erba

-Una testa di muffa, sei testa di muffa!

 

Dall’arancione al nero al bianco

colare la carne nell’erba, nel fango

sul fondo di un grembo più vasto.

Nuova vita, nuova povertà

 

Lod : La fanciulla ingoiava i bambini non nati

Deglutire, deglutire,

nella bocca di Dio v’è distesa di sale

Ioiakim: Bloccate le nascite,

è un tempo triste il nostro, bloccate le nascite

: i nipoti mangiano pane e formaggio […]

E saremo terra e avremo fame di terra,

e da terra

mangerò le tue rosa caviglie

( La mia bocca guasta ama i frutti più dolci )

 

Appartengo al fango

vedo vermi e genitali d’asino

 

Con il ventre molle disteso sulla terra

ho la bocca piena di sangue

ed il mio è il sangue dei desolati

Deglutire, deglutire

Non ne sapevo nulla, non ne sapevano i padri

sarò il padre

dei figli più vecchi, miei figli

 

Agar

Lassù o là fuori?

( teologi mettetevi d’accordo! )

Rimane un mucchietto di carne molle

e di pelle quasi rugosa.

L'adolescenza si muove inzuppata

nel pallore; moti ripetitivi ad accudire

stupri (giochi di potenza e voluttà).

Corpi di gesso sembrano sgretolare

l’inconsistenza. -Ho riempito l’armadio

di sabbia rossa.

Il cane del palazzo mi abbaia

contro, stringe il sorriso tra le mascelle.

Si gela qua fuori, ci vorrebbe una tazza

di brodo.

 

 

La sinfonia dei cachi

Atto I  ( il volo della Balena )

 

Dicono sia questo il tempo dei cachi.

Arancio come i cachi era il topo

enorme gatto bianco-arancio.

Eccomi tra i piedi uno di quei fichi

Le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra,

come quando un albero di fico, sbattuto dalla bufera

Fico gonfio e vecchio, dalla smagliatura

sanguina la sua polpa.

La ferita rossa è dolore che nasce

Gah: ha ingravidato il mio grembo fangoso, e di fango

è la nostra memoria

bambina.

 

Ho visto passare una balena tra le montagne

il Capodoglio ingoiava tutti gli uccelli sulla sua via.

Ora Bed: quando spingeva  nella mia carne

gonfiava il collo e fissava un unico punto.

E’ questa spelonca

questa caverna muschiosa e nera

il languore della miracolosa Avvocata.

Chi ha portato

alla negazione del fanale?

Ioiakìm (pazzo): Sono quello che la mia gioia ha consumato

cari nipoti. Non gioite assolutamente non gioite.

Il verbo sia fuoco, sia coltello

il coltello del macellaio penetrava in profondità

nella carne della vacca.

Ossa e muscoli sei figlio di tuo padre.

Thomas Edison ha tagliato le gole alle candele

e tu mi chiedi di sapere?

Le donne di prima mattina mangiavano cioccolatini

parlavano di tende e di uccelli.

La linea che porta gli uccelli da un ramo all’altro

era la stessa linea

 

Non sa e non può né sapere, né immaginare.

Hai lo stesso naso di tuo padre, specialmente di profilo.

 

Quell’ammasso di immagini dove sbava il sole

poi lo chiamiamo mondo, senza offesa.

Essere sta a mondo.

Teho: Mondo vivo, materia viva, mondo morto, materia

La fiamma danza senz’ombra.

La fiamma non porta l’ombra, ma sulla candela

dicono che l’anima è calda.

 

Più che i corpi s’avverte il rumore

quel lamento materno, quell’orde di uccelli che sciamano

su pianure rosse-terra

gli uccelli

con facce quasi umane, di scimmia.

 

Ho associato il grembo al fango ed il fango al buio.

Avevo la fronte sulle ginocchia

-da quanto dicono- e gli occhi chiusi, chiusi e basta

ed il buio, il fango mi tenevano caldo

dove tutto ancora non era o lento

diventava respiro.

 

 

 

Dall'antologia "Napoli, verso" in corso di pubblicazione.

senza titolo (studi sulla luce)

E sarà vento, teso a sgretolare

ridipingere le linee

asciugate

che l'orizzonte diventa giuntura

e viene vento, viene rosa, vieni tu

le linee sono quelle del tuo corpo,

la linea che rovina

la giuntura dell'acqua o il limite.

La finestra resta aperta ai pugnali, bianco-azzurri

finocchi, ho la testa

di pasta marcita, di crepe, di muri, di case:

Pensavo alle vene somigliano o no

alle code delle lucertole annegate

nei secchi, somigliano o no?

Blu come la linea

dell'onda.

Le dita urlano sotto i denti,

la visione è un respiro trattenuto sott'acqua

poi l'aria si fa stretta, fino a considerare, considerar

la passata. Neve

fitta

più fitta senza peso

senza colore inavvertitamente

più fitta.

Sono suoni di labbra, masticate

parole calde

visioni, mesoni da tirare come l'osso

col cane.

Sarà vento e darà grandine,

tanta, e la grandine è lo spirito

santo.

I cieli non sono umani.

I cieli non sono umani, non umana la luce

la luce cancella, dannatamente

cancella.

Il verso che si leva fa male agli occhi.

 

Reading in Napoli

Alle ore 12,30 nel chiostro della facoltà di lettere e filosofia dell'università Federico II Leggeranno i loro testi:

 

DOMENICO CIPRIANO

FRANCESCO FILIA

FORTUNA DELLA PORTA

STELVIO DI SPIGNO

FRANCESCO MARIA TIPALDI

 

Oltre alle letture il chiostro della facoltà ospiterà una mostra fotografica. Siete tutti invitati!

L'ombra

Ombra ferita ...
G.Raboni

Radente mia ombra, che mi sollevi
al pianto e al disgelo, alla pietà
dei giochi e al profumo dei piaceri
indefiniti, alla fantasia e alla menzogna;
abbandonami, mia ombra di frontiera,
come in un giorno senza sole, lasciami
visitare dal tuo prestante colore
muto della morte.

 

Stelvio Di Spigno

( poesia tratta da "Mattinale" Caramanica Editore 06' )