dal parco
Dall’ermo prato risale il calore
del sonno. Respira la quiete e il canto suo.
L’immagine è ferma ed il vento mescola parole già dette
alla sera di festa (inumidite nell’erba ed evaporate).
E’ difficile dormire quando non hai corpo,
ci riesce spesso chi è stato lontano.
- Ma lontano dove?-
Riascoltare gli echi appena svegli, caldi di culla;
- l’erba è solo stoffa bianca pulita -
la luce che esce fuori dalle tende rimane sospesa.
I cachi Atto II
Atto II ( la terra ingoia i suoi figli )
Tutta la carne è erba […] T.S.Eliot
Tutta la carne è erba
e se l’erba è carne, è di uomini spolpati
Oltre ai cani, persino i barbieri
fanno il pelo più bianco.
Teho: Il tempo ha reso rauco il mio cane
e bianchi i miei peli più caldi
Il male viene dalla terra, ogni terra
ingoia
I cachi li ho visti imbiancare Con la testa nell’erba
-Una testa di muffa, sei testa di muffa!
Dall’arancione al nero al bianco
colare la carne nell’erba, nel fango
sul fondo di un grembo più vasto.
Nuova vita, nuova povertà
Lod : La fanciulla ingoiava i bambini non nati
Deglutire, deglutire,
nella bocca di Dio v’è distesa di sale
Ioiakim: Bloccate le nascite,
è un tempo triste il nostro, bloccate le nascite
: i nipoti mangiano pane e formaggio […]
E saremo terra e avremo fame di terra,
e da terra
mangerò le tue rosa caviglie
( La mia bocca guasta ama i frutti più dolci )
Appartengo al fango
vedo vermi e genitali d’asino
Con il ventre molle disteso sulla terra
ho la bocca piena di sangue
ed il mio è il sangue dei desolati
Deglutire, deglutire
Non ne sapevo nulla, non ne sapevano i padri
sarò il padre
dei figli più vecchi, miei figli

Agar
Lassù o là fuori?
( teologi mettetevi d’accordo! )
Rimane un mucchietto di carne molle
e di pelle quasi rugosa.
L'adolescenza si muove inzuppata
nel pallore; moti ripetitivi ad accudire
stupri (giochi di potenza e voluttà).
Corpi di gesso sembrano sgretolare
l’inconsistenza. -Ho riempito l’armadio
di sabbia rossa.
Il cane del palazzo mi abbaia
contro, stringe il sorriso tra le mascelle.
Si gela qua fuori, ci vorrebbe una tazza
di brodo.

La sinfonia dei cachi
Atto I ( il volo della Balena )
Dicono sia questo il tempo dei cachi.
Arancio come i cachi era il topo
enorme gatto bianco-arancio.
Eccomi tra i piedi uno di quei fichi
Le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra,
come quando un albero di fico, sbattuto dalla bufera
Fico gonfio e vecchio, dalla smagliatura
sanguina la sua polpa.
La ferita rossa è dolore che nasce
Gah: ha ingravidato il mio grembo fangoso, e di fango
è la nostra memoria
bambina.
Ho visto passare una balena tra le montagne
il Capodoglio ingoiava tutti gli uccelli sulla sua via.
Ora Bed: quando spingeva nella mia carne
gonfiava il collo e fissava un unico punto.
E’ questa spelonca
questa caverna muschiosa e nera
il languore della miracolosa Avvocata.
Chi ha portato
alla negazione del fanale?
Ioiakìm (pazzo): Sono quello che la mia gioia ha consumato
cari nipoti. Non gioite assolutamente non gioite.
Il verbo sia fuoco, sia coltello
il coltello del macellaio penetrava in profondità
nella carne della vacca.
Ossa e muscoli sei figlio di tuo padre.
Thomas Edison ha tagliato le gole alle candele
e tu mi chiedi di sapere?
Le donne di prima mattina mangiavano cioccolatini
parlavano di tende e di uccelli.
La linea che porta gli uccelli da un ramo all’altro
era la stessa linea
Non sa e non può né sapere, né immaginare.
Hai lo stesso naso di tuo padre, specialmente di profilo.
Quell’ammasso di immagini dove sbava il sole
poi lo chiamiamo mondo, senza offesa.
Essere sta a mondo.
Teho: Mondo vivo, materia viva, mondo morto, materia
La fiamma danza senz’ombra.
La fiamma non porta l’ombra, ma sulla candela
dicono che l’anima è calda.
Più che i corpi s’avverte il rumore
quel lamento materno, quell’orde di uccelli che sciamano
su pianure rosse-terra
gli uccelli
con facce quasi umane, di scimmia.
Ho associato il grembo al fango ed il fango al buio.
Avevo la fronte sulle ginocchia
-da quanto dicono- e gli occhi chiusi, chiusi e basta
ed il buio, il fango mi tenevano caldo
dove tutto ancora non era o lento
diventava respiro.

Dall'antologia "Napoli, verso" in corso di pubblicazione.
senza titolo (studi sulla luce)
E sarà vento, teso a sgretolare
ridipingere le linee
asciugate
che l'orizzonte diventa giuntura
e viene vento, viene rosa, vieni tu
le linee sono quelle del tuo corpo,
la linea che rovina
la giuntura dell'acqua o il limite.
La finestra resta aperta ai pugnali, bianco-azzurri
finocchi, ho la testa
di pasta marcita, di crepe, di muri, di case:
Pensavo alle vene somigliano o no
alle code delle lucertole annegate
nei secchi, somigliano o no?
Blu come la linea
dell'onda.
Le dita urlano sotto i denti,
la visione è un respiro trattenuto sott'acqua
poi l'aria si fa stretta, fino a considerare, considerar
la passata. Neve
fitta
più fitta senza peso
senza colore inavvertitamente
più fitta.
Sono suoni di labbra, masticate
parole calde
visioni, mesoni da tirare come l'osso
col cane.
Sarà vento e darà grandine,
tanta, e la grandine è lo spirito
santo.
I cieli non sono umani.
I cieli non sono umani, non umana la luce
la luce cancella, dannatamente
cancella.
Il verso che si leva fa male agli occhi.

Reading in Napoli
Alle ore 12,30 nel chiostro della facoltà di lettere e filosofia dell'università Federico II Leggeranno i loro testi:
DOMENICO CIPRIANO
FRANCESCO FILIA
FORTUNA DELLA PORTA
STELVIO DI SPIGNO
FRANCESCO MARIA TIPALDI
Oltre alle letture il chiostro della facoltà ospiterà una mostra fotografica. Siete tutti invitati!
L'ombra
Ombra ferita ...
G.Raboni
Radente mia ombra, che mi sollevi
al pianto e al disgelo, alla pietà
dei giochi e al profumo dei piaceri
indefiniti, alla fantasia e alla menzogna;
abbandonami, mia ombra di frontiera,
come in un giorno senza sole, lasciami
visitare dal tuo prestante colore
muto della morte.
Stelvio Di Spigno

( poesia tratta da "Mattinale" Caramanica Editore 06' )



